SU CECITA' DI SARAMAGO

J. Saramago, Cecità, Einaudi Tascabili, Torino 1996, pag. 38



L'idea era uscita dalla testa del ministro in persona. Era, da qualsiasi lato la si esaminasse, un'idea felice, se non perfetta, sia per quanto riguardava gli aspetti meramente sanitari del caso sia per le implicazioni sociali e le conseguenze politiche. Finchè non si fossero appurate le cause o, per usare un linguaggio adeguato, l'eziologia del mal bianco, come grazie all'ispirazione di un assessore fantasioso, l'indecorosa cecità aveva cominciato ad essere designata, finchè non si fossero trovate la terapia e la cura e , chissà, magari un vaccino per prevenire l'insorgenza di casi futuri, tutte le persone che erano diventate cieche, nonchè quelle che fossero state in contatto fisico o in vicinanza diretta, sarebbero state radunate e isolate, in modo da evitare altri contagi, i quali, nel verificarsi, si sarebbero moltiplicati più o meno secondo ciò che matematicamente si suole denominare come progressione geometrica. Quod erat demonstrandum, concluse il ministro. In parole alla portata di tutti, si trattava in sostanza di mettere in quarantena tutta quella gente, secondo l'antica prassi ereditata dai tempi del colera e della febbre gialla, quando le imbarcazioni contaminate o sospette di infezione dovevano rimanere al largo per quaranta giorni, vediamo come va. Queste medesime parole, Vediamo come va, intenzionali dal tono, ma sibilline in mancana di altre, furono pronunciate dal ministro, che in seguito precisò il proprio pensiero, Volevo dire che potrebbero essere quaranta giorni, ma quaranta settimane, o quaranta mesi, o quarant'anni, bisogna però che non escano. Adesso rimane da decidere dove li metteremo, signor ministro, disse il presidente della commissione logistica di sicurezza, rapidamente nominato all'uopo, che avrebbe dovuto incaricarsi del trasporto, isolamento e rifornimento dei pazienti, Di che possibilità immediate disponiamo, volle sapere il ministro, Abbiamo un manicomio vuoto, sfitto, in attesa di destinazione, alcune installazioni militari non più utilizzate a seguito di recente ristrutturazione dell'esercito, una fiera industriale in avanzata fase di completamento, e c'è inoltre, non sono riusciti a spiegarmene il perché, un ipermercato in fallimento, Secondo lei, quale andrebbe meglio ai nostri fini, La caserma è quella che offre migliori di sicurezza, Naturalmente, Ha però un inconveniente, è troppo grande, il che renderebbe difficile e dispendiosa la sorveglianza degli internati, Me ne rendo conto, Quanto all'ipermercato, ci sarebbero da calcolare, probabilmente, gli impedimenti giuridici vari, questioni legali da tener conto, E la fiera, La fiera, signor ministro, credo sia preferibile non pensarci, Perchè, All'industria non piacerebbe di certo, lì ci sono investiti miliardi, In questo caso, resta il manicomio, Del resto, sotto tutti i punti di vista, è quello che presenta migliori condizioni, perchè non solo è circondato da un muro per tutto il suo perimetro, ma ha anche il vantaggio di essere costituito da due ali, una da destinare ai ciechi propriamente detti, e un'altra ai sospetti, oltre a un corpo centrale che fungerà, per così dire, da terra-di-nessuno, attraverso cui coloro che siano diventati ciechi passeranno per andare a raggiungere coloro che lo erano già, C'è un problema, Quale, signor ministro, Saremo obbligati a mettere del personale per dirigere i trasferimenti, e mi sa che non potremo contare sui volontari, Non credo che sia necessario, signor ministro, Si spieghi meglio, Qualora uno dei sospetti di infezione diventi cieco, com'è naturale che succeda prima o poi, stia certo, signor ministro, che gli latri, coloro i quali hanno ancora la vista, lo metteranno fuori all'istante, Ha ragione, Proprio come non permetterebbero l'ingresso di un cieco cui fosse venuto in mente di cambiar posto, Buona idea, Grazie, signor ministro, allora possiamo ordinare di procedere, Sì, ha carta bianca.